Bollati Boringhieri, 2003, Scienze sociali.
Diviso in due capitoli – Del diritto alla giustizia e Il nome di Benjamin – corrispondenti a testi letti per la prima volta in colloqui universitari tenuti in America nel 1989-90, il libro evidenzia una scissura tra diritto e giustizia, oggetto da partedi Derrida di una riflessione profondamente originale. Con riferimento a Montaigne e Pascal,egli esprime una precisa critica dell’ideologia giuridica, del diritto che è in rapporto asimmetrico con la giustizia, nel senso che laddove c’è diritto non c’è giustizia, per il semplice motivo che la forma giuridica è l’esito di rapporti di forza politico-economici. Se è indubitabile che la legge si regge sulla forza, allora si tratta di vedere quale possibilità essa ha di accedere alla giustizia. L’attenzione cade sulla parola Gewalt, che in lingua tedesca vuol dire tanto violenza quanto autorità, potere legittimo, forza pubblica. E attorno al saggio di Walter Benjamin Zur Kritik der Gewalt (Per una critica della violenza) ruota tutto il secondo capitolo, dedicato alla decifrazione del mistero, ovvero dell’ambiguità per cui dalla«violenza fondatrice» si passa alla «violenza conservatrice» di una legge che occulta la propria origine per opporsi ad altre forme di violenza.
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